La granulazione

La granulazione è una tecnica di decorazione nella quale piccole sfere (grani o granaglie) di metallo sono fissate sulla superficie metallica creando un disegno ornamentale o figure complesse.

La radice delle parole granaglie (o grani), granulare e granulazione, risale al termine latino “granum” nella sua definizione di chicco (d’orzo) e vinacciolo.

I grani possono essere disposti singolarmente a forma di punto (granulazione singola), allineati uno accanto all’altro come elementi lineari (granulazione in linea o lineare), posizionati uno accanto all’altro per la formazione di superfici (granulazione a superficie) e a più strati uno sopra all’altro per la formazione di corpi a grappolo (granulazione a grappolo).

L’unione è ottenuta senza l’apporto di lega saldante: questo tipo di unione tra metalli è conosciuta con il nome di “saldatura colloidale”, e si ottiene anche grazie all’uso di composti che facilitano la fusione delle superfici di contatto tra i granuli stessi e tra granuli e il supporto.

I composti più comunemente utilizzati nell’antica granulazione erano il carbonato di rame (in pratica la malachite, in greco “crisocolla”, che letteralmente significa “colla per oro” ), il solfato di rame o l’ossido di rame.

Il fascino delle antiche lavorazioni di granulazione risiede nell’uso di grani di piccolissime dimensioni e di forma perfettamente sferica, disposti in modo molto regolare e uniti al metallo di base e tra di essi con legami invisibili.

La gran parte dei lavori di granulazione sono effettuati utilizzando in leghe di oro: gli esempi più antichi provengono dalla Mesopotamia (2560-2400 a.C.), mentre i avori considerati più belli e complessi furono realizzati dalle popolazioni etrusche (circa VII secolo AC- 293 AC ).

I lavori di granulazione in argento sono relativamente rari, ad eccezione di alcuni esemplari dell’arte vichinga e degli ornamenti popolari dell’era moderna, ma io ho visto bellissimi lavori in argento a Bali (Indonesia), alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.

 

Un metodo

Nella creazione orafa moderna e contemporanea, la granulazione come mezzo decorativo è stata usata ed è ancora usata da orafi e artisti in modo a volte molto ortodosso, a volte meno.

Anche il procedimento stesso è stato messo in discussione, e molti orafi chiamano granulazione processi completamente diversi, e che prevedono ad esempio l’uso di saldatura.

Proviamo ad illustrare un metodo (che non è certo il solo metodo possibile, e non pretende essere il migliore) per realizzare la granulazione.

 

La produzione dei granuli

Per la realizzazione di gioielli moderni i granuli sono prodotti partendo da oro in lega 18 kt (Miller, Treskow), mentre nella riproduzione di oggetti storici si usano grani in metallo puro, o a 21-22 kt (Loepp, altri).

I grani e la base possono essere realizzati nella stessa lega oppure in leghe diverse.

Oggi i grani si ricavano fondendo piccole particelle metalliche mescolate a polvere di carbone di legna, con un procedimento molto simile a quello descritto da Benvenuto Cellini, che consigliava di usare legno di tiglio per la fusione: un metodo già descritto dal monaco Theofilus nel XII secolo.

Non sappiamo esattamente come gli etruschi producevano i grani: sappiamo che il metodo si era perso e nei secoli successivi furono utilizzati diversi metodi. Uno consisteva nel colare il metallo fuso in acqua, e alla fine del IXX secolo il metallo fuso era colato su di una piastra di marmo lucidata.

Alcuni artigiani fondono ancora oggi piccoli ritagli su una mattonella di carbone di legna, procedimento già noto nel periodo dal 500 a.C. al 500 d.C. nella cultura precolombiana de La Tolita, ma nessuno di questi metodi assicura granaglie perfettamente sferiche necessarie per un lavoro mediamente complesso di granulazione, mentre certamente sferette non perfette possono essere con successo utilizzate per altri scopi decorativi, dove la sfericità non è richiesta.

 

A seguire…

Corsi brevi su questa tecnica sono organizzati dalla scuola, e impartiti da docenti invitati.

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