Intervista con Federica Cogliandro

Brillante storica dell’arte, docente, curatrice e autrice di numerose pubblicazioni dedicate al gioiello contemporaneo, Maria Cristina Bergesio è stata una figura fondamentale che ha accompagnato per molti anni la crescita della scuola LAO – Le Arti Orafe, dedicandosi dal 2005 al progetto PREZIOSA e contribuendo a rendere l’accademia un’istituzione formativa di riferimento riconosciuta a livello internazionale, offrendo ai giovani orafi gli strumenti per sviluppare una coscienza critica da affiancare alla necessaria competenza tecnica.

In memoria di una personalità così centrale nel dibattito critico internazionale sul gioiello contemporaneo, il 30 marzo 2021, a un anno esatto dalla sua scomparsa, LAO ha lanciato la Borsa di Studio Maria Cristina Bergesio, dedicata a chi desidera proiettare il proprio lavoro verso orizzonti di ricerca artistica.

Da molti anni LAO persegue una politica di assegnazione di numerose borse di studio, sia a studenti italiani che stranieri. In particolare, la borsa di studio intitolata a Maria Cristina Bergesio prevede lo sviluppo di un progetto di ricerca della durata di un anno scolastico nel campo del gioiello contemporaneo e comprende la frequenza di workshop e lezioni teoriche ritenute utili, oltre alla guida del direttore Giò Carbone e di un tutor interno. La borsa di studio è completamente gratuita per le lezioni con il solo pagamento di una quota che comprende la copertura assicurativa e le spese di segreteria.

La vincitrice della prima edizione è stata Federica Cogliandro, assistita nella sua ricerca dalla docente di Storia del gioiello contemporaneo Alice Rendon.

Seguendo il modello di uno scambio costante, Alice Rendon ha rivolto alla giovane artista alcune domande sulla sua esperienza presso la prima accademia italiana dedicata alla sperimentazione in campo orafo, fondata nel 1985 da Giò Carbone.

La tua ricerca nell’ambito della gioielleria contemporanea è condotta nel ‘segno’, a livello semantico, simbolico ed espressivo. Quali declinazioni di significato e quali potenzialità creative prendi in esame nella tua indagine?

La mia formazione è nelle Belle Arti e la mia ricerca artistica, incentrata sull’interazione e la connessione tra discipline diverse, nasce dallo studio del segno, con un duplice e simultaneo sviluppo: grafico e materico. Il segno è la metamorfosi grafica del noumeno in fenomeno. È l’elemento primigenio delle visioni cosmogoniche, condensazione di energia e forma in gestazione. Contiene il dinamismo del gesto che lo determina. È un distillato di idee, ricordi ed esperienze. Non riproduce, ma rende visibile. Nelle mie opere le particelle vibranti dei segni, come materia primordiale in eterno movimento, modulate in una miriade di variazioni ritmiche e stratificate in un flusso continuo, creano una texture in cui materia e luce sono l’ordito e la trama.

Il susseguirsi di piccoli segni – tracciati, incisi, pressati – caratterizza il lento dispiegarsi della forma creando texture atmosferiche e alternando luci e ombre, pieni e vuoti, compressioni e rarefazioni, illusorie o tangibili. La ripetizione del gesto, la pratica, permette di coniugare la competenza tecnica con l’espressione emotiva. Ogni opera è un microcosmo della mia cosmogonia all’interno di un macrocosmo onnicomprensivo, individuale ma universale.

Visione, percezione e memoria sono strettamente collegate.

In quale misura la tua permanenza a LAO ti ha permesso di sviluppare e indirizzare la tua ricerca? Quali gli strumenti e quali le occasioni di approfondimento utili ad accrescere la tua competenza tecnica e la tua conoscenza critica nel mestiere?

Grazie alla borsa di studio Maria Cristina Bergesio ho potuto frequentare per un anno un corso di oreficeria presso LAO che mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze in materia di oreficeria, apprendere nuove abilità e tecniche, ma anche accrescere la mia conoscenza della storia del gioiello e approfondire la mia indagine sul segno, analizzandolo attraverso le assonanze formali e concettuali e le reciproche influenze tra storia dell’arte e del gioiello. Attraverso lo studio di alcune opere e movimenti artistici (arte informale, arte optical, arte concettuale) il segno viene scandagliato da una diversa prospettiva – segno-gesto/segno-modulo/segno-optical/segno-memoria/segno-traccia – mostrando come esso sia allo stesso tempo “materia” e “strumento” di conoscenza, espressione, stratificazione di impressioni, memorie, a volte sedimentate, decantate e ricomposte e altre volte istantanee, impetuose, in un libero flusso di gesti ed emozioni. Vorrei anche ricordare un progetto di collaborazione con la scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni e LAO che ha dato vita a una mostra fotografica nata dallo scambio di idee e visioni tra studenti di gioielleria e fotografia. La mia partner per questo progetto è stata la fotografa Elisa Norcini: entrambe eravamo interessate a sperimentare il più possibile, esplorando il mondo dell’altro per creare un corpo di lavoro che riflettesse entrambe le nostre voci, progettato ed eseguito insieme. Lavorare con lei è stata un’esperienza entusiasmante e arricchente, una grande opportunità e una sfida stimolante che ha portato a TRACCE: due serie di fotografie scattate con una macchina fotografica analogica dove il segno – di luce, inciso o graffiato – crea un intreccio di luci e ombre, traccia del tempo, di un’emozione, espressione di un sentire individuale ma al contempo memore di siderali interrelazioni.

Nella prima serie, i miei gioielli sono interpretati e posti in dialogo con il mio lavoro incisorio dall’occhio fotografico di Elisa, mentre le foto della seconda serie sono state manipolate con punte di metallo, strumenti per l’incisione e gouache, risultato di una commistione di tecniche e discipline diverse, fondendo insieme i nostri linguaggi in un lavoro aperto e interdisciplinare, imparando l’una dall’altra.

Questa primavera si è svolta la Florence Jewellery Week 2022 – evento culturale a cura di LAO, articolato in una serie di mostre e conferenze che hanno affrontato il tema della decorazione del corpo in un’ottica onnicomprensiva e multidisciplinare. Come creatrice di gioielli contemporanei, ritieni sia stata questa un’esperienza arricchente?

Certamente. È stata un’occasione per riflettere e discutere sulle molteplici sfaccettature della gioielleria contemporanea al giorno d’oggi, su come i gioielli siano diventati un’estensione del nostro corpo e della nostra mente, innesco di emozioni e specchio di esperienze e ricordi sia personali che collettivi. Ho apprezzato l’approccio interdisciplinare del programma della Florence Jewellery Week, con l’enfasi su come l’artigianato, la ricerca artistica e le tecnologie d’avanguardia si intreccino e si informino a vicenda, e la particolare attenzione a temi attuali come la sostenibilità dei materiali scelti. Le varie mostre hanno offerto un’ampia prospettiva attraverso le opere di maestri orafi e nuovi creatori di gioielli, stimolando il dialogo tra generazioni. Il seminario di due giorni, durante il quale gli artisti stessi, gli storici dell’arte e i ricercatori hanno tenuto conferenze, è stato ricco di spunti di riflessione. Un’esperienza nel complesso molto arricchente e stimolante.

La nuova borsista per l’anno accademico 2022-2023 è Daniela Saadi, argentina, formatasi nelle Belle Arti nella sua città natale, Buenos Aires, e interessata a pittura, disegno, collage, incisione e laboratori di gioielleria contemporanea. Dopo una carriera decennale come arte terapeuta, nel 2019 ha scelto di concentrarsi sull’ornamento come mezzo espressivo specifico che alimenta e amplia la sua ricerca artistica.

Attualmente sto lavorando a un progetto di ricerca basato su gioielli e arte contemporanea. Un progetto che ho chiamato “El lenguaje de las cosas” (Il linguaggio delle cose) e che tiene conto dei fattori che entrano in gioco nell’esperienza migratoria, a partire dalla mia narrazione personale, incentrata sul linguaggio e sul concetto di territorio, attraverso una serie di pezzi e opere d’arte che danno materialità a ciò che ho ricercato. La mia produzione stabilisce relazioni tra tecniche, materiali e supporti diversi. Trovo interessante il dialogo che si genera nel contrasto tra materiali di natura diversa. – Ha spiegato Daniela.

Non vediamo l’ora di scoprire i risultati di questo nuovo viaggio esplorativo!

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